“La luce dentro”: Rocco Speranza, ma chi è costui? Storia di un personaggio

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Il protagonista de “La luce dentro” è Rocco Speranza e la genesi di questo personaggio è venuta fuori per puro caso, un po’ come tutto il romanzo. Quando ho iniziato a pensare al protagonista e alla storia che poi ne è venuta fuori, era il periodo tra il 2004 e il 2005, fase del mio quarto di secolo che mi vedeva impegnata con la tesi di laurea e con gli ultimi esami. Già dal 2003 ero fortemente influenzata da diverse vicende: 1) un viaggio estivo a Capri, Ischia, Penisola Sorrentina, Costiera Amalfitana e Castellammare di Stabia, avvenuti proprio in quell’anno, oltre a una giornata autunnale a Napoli, dove non tornavo dagli anni ‘90; 2) persone partenopee per me importanti; 3)un weekend a Pompei e Caserta nel 2005 e una vacanza a Palinuro (nel 2006, ma mossa da echi degli anni precedenti); 5)la visione continua di film napoletani degli anni ‘70 e primi ‘80, mandati a rotazione da Telecapri, che si prendeva anche in altre zone del Sud Italia, da cui provengo. I viaggi, questi film, le persone e ricerche web su Napoli e dintorni hanno piano piano contribuito a plasmare nella mia mente le atmosfere di questo romanzo.

Si parlava, però, di Rocco Speranza, ma fare una premessa era quantomeno necessario. Il suo personaggio mi è stato ispirato da tutte le atmosfere venute fuori da ciò che ho scritto poc’anzi. Questo protagonista, che nasce come curioso per le arti e con l’amore per lo studio (un po’ come sono io), ha una complessità non semplice da descrivere e si esprime attraverso le vicende della sua vita e dei suoi tormenti interiori, che lo portano da musicista fai da te e fissato con la psichedelia a boss del contrabbando di sigarette. Da una sorta di Syd Barrett diventa quasi come un personaggio da sceneggiata (o cinesceneggiata) di Pino Mauro (a cui, per certi versi, mi sono ispirata e lui stesso, che ha letto “La luce dentro”, si è un po’ riconosciuto, sempre a livello di personaggio). A Rocco Speranza non mancano nemmeno il cinismo da protagonista di un film polar francese (o di Fernando Di Leo) né il piglio oscuro di un Daisuke Jigen di Lupin III (che adoro letteralmente come se fosse in carne e ossa). Il suo personaggio, che trasuda una composta drammaticità fin dalle prime righe del romanzo, riesce poi a venir meglio fuori grazie ai comprimari. Saranno loro a tirar fuori la sua natura. Altra ispirazione, per quanto riguarda Rocco Speranza, si connette al rapporto con sua sorella Lucia, un po’ simile a quello che intercorse tra Raffaele Cutolo e sua sorella Rosetta (molto alla lontana, a dire il vero, e ci ho pensato più a posteriori), ma soprattutto a quello descritto in un film del 1973 che amo moltissimo, intitolato “Gli amici degli amici hanno saputo”, una storia di immigrazione e mafia dal Sud al Nord da parte di due fratelli, Annunziata e Vincenzino, che si riscoprono innamorati. Sono sempre stata ispirata dalla letteratura e dal cinema di malavita, nonché dai fatti veri legati alla criminalità organizzati. Il resto… fatelo voi, leggendo questo libro!

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