“Suspiria” di Guadagnino: il non remake(l’ennesimo articolo a riguardo, sì)

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Premessa numero 1: questo film non è un remake del “Suspiria” di Dario Argento

Premessa numero 2: prima di leggere, dimenticate il “Suspiria” di Dario Argento

Premessa numero 3: parlo di questo film perché l’ho visto al cinema

Premessa numero 4: non farò spoiler

Fine delle premesse

 

Il giorno 2 gennaio 2019 sono andata a vedere il tanto chiacchierato “Suspiria” di Luca Guadagnino in un cinema romano, portando colei che, quando avevo 4 anni, vide con me il “Suspiria” di Dario Argento in tv: mia mamma. Lo so che vi starete chiedendo: “4 anni?” oppure “Che madre hai per averti fatto vedere un film simile a 4 anni?”. Risposta: una madre cinefila più di me e vedevo film già da quando ne avevo 2 circa. Inoltre, non solo l’horror non mi spaventa come genere, ma non sono nemmeno diventata una serial killer, pensate un po’. Ma mai dire mai! Ahaahahahah! Credo che una commedia romantica americana mi crei molto più orrore e imbarazzo di un film in cui una persona subisce un atto di macelleria. Mio padre, invece, non vuole rivelare di avere paura degli horror.

Ho fatto un’altra premessa. Un’altra ancora. Stop alle premesse, lo giuro.

Insomma, sono andata in un pomeriggio gelido di gennaio a vedere questo film, curiosa da mesi. Lo ammetto, sono stata bombardata da un tam tam mediatico infinito, su questa pellicola che già si preannunciava singolare. La prima cosa che posso dire è che questo film ha qualcosa di speciale e di difficilmente dimenticabile come:

  1. una fotografia da urlo, che ben ricostruisce il 1977 e una Berlino cupa e divisa in due parti. Un ragazzo, seduto accanto a me, diceva a un suo amico:”Ehi, ma Berlino non è così”. Forse il ragazzo non è stato mai a Berlino o ha conosciuto solo i celeberrimi rave party e il vivere da odiosissimo hippie/hipster (tanto “hip” c’è sempre) del sopravvalutatissimo quartiere Kreuzberg(il peggiore che abbia visitato). Conosco bene Berlino di persona e in alcune zone quelle atmosfere cupe del film ci sono eccome
  2. la fotografia è da urlo per un solo motivo: Guadagnino è un architetto e io, che per lavoro sono a stretto contatto con architetti, so che certe cose le colgono solo gli architetti. Non so spiegarvi come
  3. Tilda Swinton fa paura, per la sua bravura e per aver interpretato ben 3 personaggi nel film (senza che io me ne sia accorta)
  4. il team di streghe è davvero pittoresco e inquietante al contempo
  5. la trama non è complicata
  6. la bellezza sta nel ricordare “Suspiria” di Argento davvero vagamente. Insomma, è un altro film
  7. alcune sequenze hanno un impatto scenico davvero maestoso

Esistono, però, anche dei punti negativi:

  1. la colonna sonora di Thom Yorke non crea nessuna suggestione, forse perché è più inquietante lui che la sua musica, che non inquieta affatto, ma toglie direttamente la voglia di vivere (scusate se ho sempre trovato sopravvalutati i Radiohead, pur non dispiacendomi)
  2. Dakota Johnson recita perché suo padre è Don Johnson, il figaccione di Miami Vice, e perché sua mamma è Melanie Griffith(che fine avrà fatto?). “Cagna maledetta” (cit.) in maniera raffinata

Ergo, vedete questo film, liberando la vostra mente da tutto. E non rompete le scatole con i paragoni