Bambini da salvare, senza girare la sguardo altrove

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Ha suscitato orrore e sgomento, ma anche approvazione. Si tratta del video in cui un bambino napoletano di circa 10/12 anni canta una canzone neomelodica (genere rappresentativo di una sottocultura sottovalutata, perché spesso derisa e mai completamente analizzata, per capire il perché della sua così ampia diffusione), dedicata a chi è in carcere. Alla fine del video, il bambino spara un colpo di pistola in aria(no, non è di sicuro una pistola giocattolo). Fa paura, vero?

In rete la notizia è stata diffusa in lungo e in largo, per cui non la riporto. Se cercate “bambino spara”, troverete molti articoli a riguardo. Il video è stato visto da tantissime persone e, come già detto, ha suscitato orrore e indignazione da un lato, ammirazione e approvazione dall’altro. Chi è questo bambino? Non è importante saperlo, perché, suo malgrado, rappresenta tanti bambini che, in un contesto di sottosviluppo come quello camorristico (sì, la camorra è sottosviluppo, oltre ad essere un fenomeno delinquenziale; però non lo si ribadisce abbastanza), ne sono parte e vittime, ancor prima di essere pronti a diventare carnefici. Questa giovane vita canta una canzone forse dedicandola a un parente la cui detenzione lo ha privato probabilmente di un affetto. Quanti bambini dedicano una poesia, una canzone o una filastrocca a un genitore o un parente, magari lontano? Ecco, il paragone potrebbe essere lo stesso – perché a questo bambino manca qualcuno,- e , invece, non lo è, non solo perché il piccolo ha vestiti griffati, un orologio d’oro, una pistola e l’aspetto da baby-boss, ma anche perché il suo gesto è parte di un sistema che ha codici di vita diversi da quelli di un qualsiasi cittadino onesto. La camorra, però, è fatta di persone e non di extraterrestri, anche se, spesso, si cerca di non parlarne, perché suscita orrore solo a nominarla.

Si è parlato di salvare i più giovani dalla malavita, se ne è discusso in merito a questo video, ma da tempo il problema è sottolineato anche da chi il mondo della camorra lo conosce o lo ha conosciuto bene. Ne ha parlato di recente Luigi Giuliano, nipote omonimo dell’ex boss del clan di Forcella che porta il suo cognome (ora collaboratore di giustizia) e ne parlava anche suo padre Nunzio, ucciso per esserci dissociato dalle logiche camorriste. Chi ha conosciuto la cultura camorrista deve collaborare per far sì che il male venga sradicato alla radice. Esiste, però, una marea di problemi:

  1. occorrerebbero misure ben organizzate e fondi per aiutare i più giovani a non entrare nella camorra
  2. ulteriori fondi per diffondere la cultura della legalità
  3. attuare una politica che cambi una mentalità radicata da secoli
  4. superare diffidenze nell’affrontare certe tematiche, come se non riguardassero i cittadini onesti

 

Tutto questo, attualmente, è davvero difficile da attuare, ma non impossibile. Infatti, se, oltre a ex camorristi e istituzioni, si impegnassero anche i cittadini onesti a far qualcosa, si smuoverebbero nuove acque e la possibilità di un dialogo tra due mondi inconciliabili. Il problema, però, sta nell’atteggiamento che spesso si ha in Campania a voler girare la faccia davanti a certi fenomeni non solo per paura o omertà, ma anche per un senso di ribrezzo che tanti cittadini hanno nei confronti di chi, magari, vive a pochi isolati da loro. Ci si è mai chiesti perché certa gente diventi camorrista? Per i soldi facili? Certo. Per la paura di ritorsioni? Anche. Ma si diventa camorristi perché si cresce in un ambiente di sottosviluppo, sopraffazione e mancanza di rispetto delle regole, dettate dall’unico elemento da cui scaturisce tutto: la povertà, oltre che dall’assenza delle istituzioni.

Un atteggiamento del tipo: “Se si ammazzano tra loro ci fanno un piacere” oppure “Ma che schifo di gente, noi non abbiamo a che far con quel mondo” o, peggio ancora, ignorare totalmente i problemi, allora la lotta è contro i mulini a vento, come se una cultura di sottosviluppo esistesse solo in certe serie tv di dubbio gusto. Vi sono, specialmente a Napoli, due tipi di società: quella che muore di fame e quella che è talmente raffinata, colta e lungimirante che nemmeno il romano più nobile arriverebbe a tali livelli. Queste due città in una si sfiorano, senza toccarsi, almeno in apparenza. Invece devono dialogare puntando alla legalità e al superamento del sottosviluppo.

Mi sa, però, che sto scrivendo un soggetto per un nuovo film fantasy, ma a me il fantasy non piace. L’unica cosa che ora penso è che il bambino del video venga salvato quanto prima da una vita d’inferno.

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