Bohemian Rhapsody: quando la musica vince su tutto

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Ringrazio la Conad. Sì, la Conad, quella degli spot tv sempre più assurdi. Perché la ringrazio? Perché mi ha mandata gratis al cinema, con un buono Stardust Pass. Quale film ho scelto? Beh, ho scelto quello che sentivo l’esigenza di guardare quanto prima: Bohemian Rhapsody. Sì, sì, il film sui Queen, che ha avuto un successo incredibile al botteghino. Perché? Perché se ne parla tanto? Perché i Queen sono una band amata da tanti? No, la risposta non è in tutto questo, ma in altro.

Premetto che non parlerò delle differenze tra film e realtà: per quello ci sono parecchi siti che hanno trattato l’argomento. Certo, che nel film si parli della nascita di We will rock you come un pezzo del 1980, quando è del 1977, e di Seven Seas of Rhye in versione completa come un pezzo del 1971 e non del 1974, un po’ mi rode. Ma, alla fine, per me non conta come Freddy Mercury abbia conosciuto gli altri della band o di che tipo fosse il suo rapporto con Mary.

Il fatto è che tutte le incongruenze passano in secondo piano, perché questo è un film che parla di musica, di grandi artisti, che ne sia fan o meno. Emergono la sensibilità di Freddy, la grande correttezza tra i componenti della band e la forza di grandi musicisti quali sono stati, le somiglianze nei modi di fare(nell’aspetto sono più o meno somiglianti, anche se Rami Malek, capace comunque di muoversi come Freddy, somiglia più a Fabio Rovazzi che a Mercury. Complimenti all’attore che interpreta Brian May: è identico) e poi, al centro del racconto, la vera protagonista: la musica.

Sì, perché la musica è il vero successo di questo film, perché è la musica di una band leggendaria e, in generale, la musica è il vero motore del mondo, che riesce a catalizzare le emozioni, rendendole pure nonché liberatorie. Guardare su un grande schermo i progressi di una band, la sua storia e come sono nate le canzoni ha liberato la mia adrenalina. Non sono una fan dei Queen e li ascolto davvero di rado, ma adoro quelli degli anni ’70, musicalmente. Dal punto di vista emotivo, invece, sono legata a quelli degli anni ’80, avendoli vissuti.

Guardare questo film ha riacceso in me un pensiero fisso nella mia testa, da quando avevo 7 anni: far parte di una band. Sapevo che non sarebbe mai successo e che credo non accadrà mai, non essendo io musicista(ok, sono intonata, ma giusto quello. Ho provato a suonare chitarra e un po’ di batteria e da piccola avevo una tastiera, ma alla fine non ho approfondito nulla), ma è stata sempre la mia fantasia ed è ancora così. Far parte di una band deve essere emozionante e non credo che riuscirò mai a togliermi questa fantasia dalla testa.

Il film inizia e finisce con l’esibizione della band al Live Aid, lo storico concerto di beneficenza del 13 Luglio del 1985, che ebbi la fortuna di guardare in tv in diretta per buona parte. Qualcuno ha obiettato sul finale del film, preferendo che terminasse col Live at Wembley del 1986 ed è una giusta osservazione, essendo stato l’ultimo immenso live della band, prima che Freddy si ammalasse di Aids. Però la sequenza del Live Aid, invece, è stata la soluzione migliore, perché quello è stato un concerto unico nel suo genere, storico, leggendario e immenso e solo chi lo ha guardato, forse, potrà capire il perché della scelta di quel finale. Io c’ero, anche se avevo 5 anni. Emozione pura e a fine film ho anche pianto.

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