Alfredo e Julen che vanno per mano

Alfredo Rampi ha un nuovo compagno di giochi, si chiama Julen, è spagnolo e viene dall’area di Màlaga. Forse è un po’ troppo piccolo per lui, che, a sei anni, non amerebbe giocare con un bambino di due. Però gli è andato incontro e lo ha preso per mano.

Julen Garcìa è morto come Alfredino, cadendo in un pozzo, solo che è successo a Gennaio 2019, quasi 37 anni dopo la tragedia di Vermicino. Quest’ultima vicenda è nota per ben altro, poiché, ai tempi, ha messo in luce un Paese meschino, morboso e assuefatto alla violenza, come se essa stessa fosse un’imprescindibile componente della quotidianità. Era il 1981 e l’Italia era soffocata da un clima fatto di Stragi di Stato, terrorismo rosso e nero, mafia e ‘ndrangheta che prosperavano e sanguinose faide di camorra che hanno falciato via giovani generazioni. Chi ricorda la vicenda di Alfredino Rampi saprà della lunga diretta tv che, invece di mostrare alla gente il miracolo della vita, ha dato la morte di un bambino in pasto a un Paese intero.

La vicenda di Julen è stata seguita con apprensione, ma, data la lontananza geografica, ovviamente non ha avuto lo stesso eco di quella di Alfredino, anche se i continui aggiornamenti web sulle lunghe e difficoltose operazioni -che speravano di salvarlo- sono stati lo stesso estenuanti. Fortuna ha voluto che sia stato impedito a giornalisti e fotografi di ritrarre il cadavere del bambino, tramite la diffusione di un potente fascio di luce. Ora occorre solo lasciare in pace una famiglia, che sta soffrendo una seconda volta, dato che Julen aveva un fratellino, morto a 3 anni.

Per mia conformazione di pensiero e per il mio ateismo, ho sempre pensato che, ovviamente, non possa esistere un’Aldilà. Quando il corpo cessa di essere vivo, finisce la vita. Tuttavia, mi piace pensare che si viva nei ricordi di chi si ama, come se la vera immortalità dell’anima sia quella. E mi piace immaginare che Alfredino, Julen e il fratellino di quest’ultimo, si possano fare una sorta di eterna compagnia.

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