Perchè non mi piace Roberto Saviano

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Quando era appena uscito il libro Gomorra, nel 2006, mi ero incuriosita e lo avevo comprato, perché a me, che amo informarmi sulle mafie fin da quando ero piccolissima, faceva immensamente piacere leggere un giovane autore mio coetaneo e “appassionato” degli stessi argomenti di sui sono sempre stata appassionata io. Roberto Saviano, classe 1979(mentre io sono del 1980), aveva scritto questo libro con un lessico perfetto, impeccabile. Un libro scritto davvero bene. Saviano scrive benissimo, è di una bravura incredibile e lo ha sempre dimostrato, così come ha sempre fatto emergere la sua intelligenza e sensibilità, superiori alla media. Solo che il suo libro è un romanzo, pur parlando della realtà, e in pochi lo avevano davvero capito.

Poi, è passato del tempo e Gomorra è diventato un film di successo, successivamente una serie tv amata in tutta Italia e all’estero. Nel frattempo, Saviano ha scritto altri libri, ha condotto programmi tv, è stato ospitato ovunque, ha scritto su vari giornali, ha girato il mondo e gli argomenti di cui ha parlato in tutti questi giri che lo hanno reso famoso sono diventati una sorta di brand. Col tempo, quel suo parlare di camorra a metà tra romanzo e realtà è diventato vero business e materia di culto per due tipi di persone totalmente differenti: gli intellettuali, che esaltano la bravura di Saviano, e i giovani camorristi, che sono cresciuti col mito dei personaggi di Gomorra. Sì, perché Saviano, suo malgrado, ha trasformato l’argomento “camorra” in racconto epico, quasi eroico. In questo modo invece di denunciare la camorra l’ha quasi esaltata e la Campania, di conseguenza, continua a non scrollarsi di dosso quella fama sinistra e grottesca che l’accompagna da tempo, in barba alle persone oneste, alle situazioni felici, alla quotidianità comune alle altre parti d’Italia, ma anche a chi è riuscito a riscattarsi da situazioni difficili.

E ora arriviamo al perché non mi piace Saviano. Quella che, all’inizio, era stima per questo giovane che scriveva di camorra, si è trasformata in una sorta di insofferenza nei suoi confronti. Quello che non sopporto è quel porsi su un piedistallo e raccontare in forma romanzata un disagio su cui ha imparato a speculare, creando un marchio esportabile, che getta fango su una terra intera (non solo Casal di Principe, di cui lui ha principalmente parlato nel tempo, ma anche Napoli e dintorni, ecc), senza proporre soluzioni. E come potrebbe, un borghese come lui? Perché lui è un borghese che parla ai borghesi e non a un popolo affamato e a rischio camorra. Il disagio, quello che si tocca con mano, è meglio che vada raccontato da chi lo ha vissuto e ne è uscito. Esistono esempi di riscatto sociale, di persone che sono rinate grazie alla forza di volontà e alla cultura. Penso a Gaetano Di Vaio, oggi regista, scrittore e attore di un certo successo, penso a Sasà Striano, scrittore, attore di cinema, tv e teatro, penso ai giovani caratteristi napoletani che stanno facendo strada nel cinema per non finire in carcere o sotto terra. Sono persone che spesso hanno vissuto il carcere, dopo reati anche gravi. Sono cresciute in ambienti di degrado e violenza, lo dicono anche i loro occhi, nei quali si legge sofferenza ma anche forza di rivalsa. Eppure tutte queste persone e il loro sforzo sono sottovalutati. Penso anche a quelle associazioni e realtà di riscatto per i più giovani, tirate su da persone dal passato difficile. Loro sono esempi veri di riscatto.

E poi penso a giornalisti veri, tipo Giancarlo Siani, che, quando è stato ucciso, aveva la stessa età di quando Saviano ha esordito con il suo arcinoto libro. Penso a grandissimi professionisti, come Joe Marrazzo, che con i camorristi ci parlava e ci aveva preso anche il caffè, per poterli intervistare, senza porsi con atteggiamento superiore. Ed è per questo che lui era amato. Penso a tanti altri giornalisti, che hanno parlato di camorra, senza specularci su. Tanti di loro continuano a farlo, ma non sono famosi come Roberto Saviano, come Bruno De Stefano, che ha scritto diversi e interessanti saggi sulla camorra. Datemi un motivo per apprezzare Roberto Saviano. Perché io non ci riesco.

3 pensieri riguardo “Perchè non mi piace Roberto Saviano

  1. Ciao,sono capitato sul tuo blog cercando la parola “Napoli” su WordPress. Condivido molto la tua analisi, Saviano non propone soluzioni anche se in realtà non è tenuto a farlo.Ha acceso i riflettori su una realtà è rendendola ancora più percepita nel senso comune,ma poi si è incentrata su quella, su quelle poche persone legate alla criminalità rispetto alla maggioranza e ha trasmesso l’idea che la maggioranza fosse la camorra. Non condivido fino al fatto di prendere un caffè con un camorrista, intervistare è una cosa condividere un piacere come un caffè un altra.

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    1. Grazie per aver apprezzato! Si, il fatto del caffè era un esempio per parlare dell’approccio che Joe Marrazzo utilizzava per cercare di approcciarsi al meglio agli intervistati. In genere non condivido nemmeno io, ma lui era un giornalista particolare e, almeno per me, ineguagliabile. Bello il vostro blog, complimenti!

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