La caduta del Muro e la mia generazione, cresciuta in un mondo diviso in due

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“Avete visto che è caduto il Muro di Berlino? Bene, facciamo il tema”.
Così ci disse la maestra, in 4° elementare. Ricordo che, tra noi compagni di classe, regnò un certo silenzio. Che diamine potevamo scrivere? Certamente ciò che avevamo visto in tv, guardando i tg: gente felice, che brindava, che si abbracciava e che camminava verso luoghi proibiti fino a poche ore prima. Che cosa sapevamo noi bambini che vivevamo nell’Occidente capitalista? Vi dico ciò che sapevo io: che vivevano come i russi, in modo austero, che non potevano uscire di lì(salvo eccezioni) e che alle Olimpiadi gli atleti, specie le donne, sembravano tutti Maciste.

Sono nata nel 1980 e cresciuta in un periodo in cui la geografia politica mondiale vedeva contrapporsi i Paesi dell’Alleanza Atlantica e quelli del Patto di Varsavia, Americani vs Russi, Capitalismo vs Comunismo, “Buoni” vs “Cattivi”. I buoni eravamo, ovviamente, noi dell’Europa Occidentale, su cui gli USA, che ci hanno “salvato la pelle” dopo la Seconda Guerra Mondiale, hanno imposto la loro influenza. E poi c’erano i cattivi, i Russi, i Paesi dell’Est e, in genere, quelli comunisti (cattiva anche la Cina!), che avevano un’economia e un sistema di welfare diverso dal nostro.

Io però ero bambina e, cresciuta con quell’assetto geopolitico, non avrei mai pensato che la caduta di un muro avrebbe cambiato il mondo. Un muro divide uno spazio, non un vivere o un sentimento, pensavo, senza rendermi davvero conto di quanto quel muro avesse segnato la vita di molte persone. I tedeschi dell’Est mi sembravano strani, come ho appunto, detto, mentre i fighi era quelli dell’Ovest, bravissimi nel calcio, nella politica europea e nell’esportare telefilm di ispettori pettinati alla stessa maniera in ogni episodio.

Quando, poi, ho visto in tv il cadavere di Ceausescu, l’ex dittatore della Romania, allora avevo iniziato a capire davvero che cosa stesse accadendo nel blocco dei cattivi. Dall’Est Europa stava iniziando la fuga verso l’Occidente, verso una vita migliore e non fatta di privazione, essenzialità e controllo. Ora gli ex Paesi comunisti si sono fortemente ripresi(e i Balcani hanno anche superato più di una guerra civile), mentre l’ex Germania Est non ha fatto il salto di qualità. Dalla caduta del Muro, ho voluto capire che cosa fosse vivere nella DDR ed è diventata una delle mie (tante) ossessioni, fino a spingermi, tanto tempo dopo(solo un anno e mezzo fa) ad andare in quei luoghi laddove si viveva in quel modo strano di cui sapevamo poco. Berlino, la ex Germania Est, fanno ancora i conti con quel passato alieno e toccare con mano, solo parzialmente(perchè il resto della ex DDR ancora non l’ho visitato) quel mondo, è qualcosa di indefinibile. Visitare il Museo della Stasi, della DDR e quello della vita quotidiana nella DDR sono stati un passo importante per ritrovare un pezzo di storia, di cui io, seppur da lontano, sono stata parte: la mia generazione è stata l’ultima che ha studiato la geografia con mappe e atlanti di un Paese ancora diviso in due.

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