Il perverso neuromarketing dei Nutella®Biscuits

I Nutella Biscuits sono introvabili. Sono queste le parole che accompagnano i discorsi e gli scritti sui nuovi biscottini del marchio Ferrero nel novembre del 2019. Appena arrivati nei supermercati italiani, sono andati a ruba e si trovano con grande fatica, sia nelle grandi città, sia nei centri piccoli. Esemplare il caso del Molise, in cui ne sono stati distribuiti talmente pochi da costringere i supermercati ad inserire dei cartelli di scuse negli spazi adibiti a questi agognati biscottini. Va beh che il Molise non esiste, ma poi perché ordinarne così pochi?

Anche io, spinta da curiosità (e dal desiderio di fare uno strappo alla dieta pluriennale, una tantum), ho iniziato a cercarli e non riesco a trovarli, in qualsiasi supermercato di Roma mi stia recando. Sono mossa da golosa curiosità, come ho appena detto, ma anche per capire come stia funzionando il marketing di questo prodotto. Anzi, il neuromarketing.

Perché ho parlato di neuromarketing? Che cosa si intende per neuromarketing? Si tratta di una scienza che studia il comportamento del cervello umano davanti a dei prodotti o se se ne parla. Nel caso dei Nutella Biscuits, il neuromarketing agisce sulla scarsità del prodotto: non si trova, allora la gente lo desidererà e farà di tutto per aspettarlo e poi comprarlo. Questa strategia è stata smentita, perché altrimenti si avrebbe un danno d’immagine enorme, nel non riuscire a soddisfare delle richieste. Ma questa smentita non crede nessuno. Si dice che la produzione dei biscottini sia stata inferiore alla richiesta, ma come mai in Francia, dove sono stati distribuiti per primi, ciò non è accaduto? Perché sono stati pubblicizzati come prodotti qualsiasi della Ferrero, mentre da noi c’è stato lo strombazzamento, il martellamento che ha indotto le persone a comportarsi come in tempo di guerra, precipitandosi nei supermercati. Qualcuno li sta acquistando online a prezzi d’oro, peggio della borsa nera del Secondo Dopoguerra. Roba da matti…

In questa spirale perversa, fatta dal desiderio di possedere questi biscottini, che si dice siano buonissimi, ci stiamo cadendo in tanti, perché è un neuromarketing perverso giocato sull’esclusiva. Tutto il resto sono chiacchiere. Complimenti, mitica Ferrero!

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