BoJack Horseman e il nostro essere umani(oggi e sempre)

L’immagine è di chi ne detiene i diritti

ATTENZIONE: piccoli spoiler

BoJack Horseman è finito. Stop. Dopo la sesta, non ci saranno altre stagioni e non lo ha stabilito il suo creatore, ma Netflix. Si è deciso di dire basta a una fortunata serie che, partendo quasi in sordina, ha trascinato dentro molti di noi nella sua storia, nei suoi personaggi. Le prime stagioni erano incentrate su una pungente satira sul mondo di Hollywood, sui capricci delle star o ex star(o presunte tali), sulle velleità disattese di personaggi vari e su un mondo che sembrava riguardarci poco.

Poi non è stato più così. Nel corso delle stagioni non sono venuti fuori solo gli eccessi di Hollywood, le esagerazioni e i suoi drammi, ma i disagi e i problemi che riguardano tutti noi, intesi come l’essere umani. Se il centro della serie è la depressione in tutte le sue sfaccettature(ogni personaggio mostra i segni di questo male oscuro, visto ancora come un tabù, ma nascosto tendenzialmente in ogni persona e pronto a far capolino quando meno lo si aspetta, pronto a logorarci l’anima), il resto è il continuo desidero di combatterla e di dare un vero senso alla (nostra) vita, coinvolgendoci in una serie di episodi che, visti nell’insieme, sono una vera e propria mega-seduta di psicanalisi collettiva. Sì, perché siamo chiamati a riflettere su noi stessi, principalmente sui tempi in cui viviamo, schiacciati da un disorientamento che, però, non è solo figlio della nostra epoca, ma è padre del nostro essere umani.

Non avrei mai pensato di guardare una serie animata(la scelta dei disegni e dell’alternarsi di personaggi umani e di altrettanti animali antropomorfi è stata dettata per stemperare la pesantezza e la drammaticità del nucleo della serie: colori e atmosfere surreali alleggeriscono la visione ed è vero) e di fare un’autoanalisi e continui esami di coscienza, per scavare in me e trovare una Diane, un Todd, un Mr Peanutbutter, una Princess Carolyn e persino un Bojack.

Prendiamo i personaggi:

  • BoJack è un cavallo antropomorfo che, dopo l’effimero successo ottenuto con una boiata di sit-com con tanto di risate finte, Horsin’ Around(trasmessa dal 1987 ai primi anni ’90), non è riuscito più ad avere successo e si è ritrovato un cinquantenne alcolizzato e costretto ad andare in rehab, senza mai perdere un insostenibile egoismo, che cela fragilità e rimorsi mai riconosciuti
  • Diane Nguyen è una scrittrice sempre a un passo dallo sfondare, ma che non ci riesce e passa da continui fallimenti in amore a blocchi dello scrittore, fino a cadere in depressione e ingrassando parecchio
  • Mr Peanuttbutter è un labrador antropomorfo che, sotto la sua insopportabile superficialità, nasconde un drammatico narcisismo, messo in atto per non cadere nel baratro
  • Todd Chavez è un ragazzo con un problematico rapporto coi genitori e che, lasciando il tetto familiare, si è piazzato a casa di Bojack, scegliendo il divano come sua dimora, dividendosi tra velleità e lavoretti e fingendo una positività che cela un’inerzia di fondo nei confronti della vita.
  • Princess Carolyn è una gattina antropomorfa in carriera, sempre piena di impegni e insoddisfatta, perché il suo sogno è quello di avere una famiglia(e ci riesce, almeno in parte)

Ogni personaggio è un tassello che va a comporre quello che è ogni essere umano o, per lo meno, quello che un essere umano non vorrebbe mai essere e che invece è o, se tutto va bene, è solo parzialmente. Vero è che emergono i dubbi tipici della nostra epoca, la paura di fallire o di aver fallito nonché il timore di non farcela, ma, vorrei ribadirlo di nuovo, il discorso vale per ogni epoca, perché la natura umana è questa e, forse troppo leopardianamente, siamo nati per inseguire una felicità vana. Però abbiamo imparato a soffrire e, essendone ormai avvezzi, sappiamo vivere. Ma, proprio perché come specie esistiamo da millenni, andiamo avanti lo stesso e questa serie non ha un vero finale per questo: perché la vita va avanti. Nonostante tutto.

Alla fine vediamo Bojack seduto su un tetto a parlare con Diane, a riflettere su come il toccare il fondo(e lui lo tocca eccome, rischiando più volte di morire) sia solo un modo per risalire.

Infatti, la negatività che permea questa serie vuole portarci a uscirne fuori forti. Perché la vita va avanti.

E allora andiamo avanti.

Grazie, BoJack

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