“Naso di cane”: un romanzo dimenticato

Naso di cane è un romanzo dimenticato. Scritto e pubblicato da Attilio Velardi (ben più noto per La mazzetta) nel 1982, è una sorta di instant book, come si dice spesso nel gergo letterario. Si tratta, infatti, di un libro che descrive esattamente che cosa fosse Napoli agli inizi degli anni 80. Ancora prima, quindi, dei romanzi e racconti (bellissimi, tra l’altro) di Peppe Lanzetta e, soprattutto, prima dei libri di Roberto Saviano , Velardi ci mostra una città mangiata dalla povertà e dalla camorra, che poi era davvero la Napoli di allora, ben diversa da quella di oggi(che, pur non essendo perfetta, ha dimostrato di saper rinascere) e divisa tra clan che si facevano guerre spietate. Erano i tempi delle faide tra il clan di Raffaele Cutolo e tutti gli altri presenti in Campania, del post-terremoto in Irpinia e degli ultimi strascichi(e più cruenti) dei cosiddetti Anni di Piombo.

Di che parla Naso di Cane?

Ho recuperato questo romanzo in ebook, motivo per cui sono stata costretta a cercare online una foto della copertina del libro cartaceo. Ciò che emerge e rende la trama scorrevole è, innanzi tutto, l’utilizzo della lingua italiana: i protagonisti non parlano in dialetto come extraterrestri(come a volte accade con certi romanzi che, a furia di mostrare autenticità, affaticano la lettura di chi vive al di fuori della Regione Campania). Un altro elemento che tiene desta la lettura di un romanzo comunque lungo e ricco di situazioni, è il ritmo serrato che caratterizza ogni scena. Il protagonista, Naso di Cane, che risponde al nome di Ciro Mele, è un sicario che si muove un po’ per i fatti suoi, circondato da continui rischi, pericoli e da personaggi che sanno mostrare la giusta ambiguità. Uno su tutti è Rosa, elemento “rosa” (scusate il gioco di parole) del romanzo.

Un romanzo dimenticato

Non è facile reperire Naso di cane, dato che risale ormai al 1982 e i libri di allora non sono semplici da trovare, come accade per i grandi classici. Cercate online e in qualche mercatino dell’usato, anche perché, da questo romanzo, è stato tratto uno sceneggiato, nel 1986, diretto da Pasquale Squitieri e trasmesso dalla Rai. Lo vidi all’epoca e lo avevo rivisto alcuni anni fa, confermando le impressioni che mi ero fatta già ai tempi: tiepidino, con un protagonista poco credibile (l’attore americano Nigel Court…ma attori napoletani con facce da bastardi non ve ne erano?). Ai tempi la Rai trasmetteva diversi sceneggiati sulla malavita italiana e anche piuttosto cruenti, nonostante fossero in prima serata, ma non hanno retto la prova “tempo” e, rivendendoli anni dopo, risultano noiosi oppure esagerati. Spesso erano deboli anche per la presenza di attori hollywoodiani oppure italiani, ma poco “nella parte”.

Perché Naso di Cane è un romanzo dimenticato? I motivi sono parzialmente spiegati sopra. Ho citato Roberto Saviano e oggi, quando si parla di camorra e malavita in Campania, tutto sembra passare per lui e il resto va in secondo piano. Eppure non è e non è stato l’unico scrittore che si è occupato di questo genere.

L’ho fatto anche io, però, va beh… 🙂

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