Aprile 1985: a Pizzolungo una strage “diversa”.

Barbara Rizzo e i suoi gemellini Giuseppe e Salvatore

Certamente, se mi mettessi a scrivere di tutte le stragi, credo che dovrei aprire altri blog, una marea: uno per quelle mafiose con vittime tra malviventi; uno per le vittime incensurate; uno per le vittime del terrorismo, ecc. Poi magari dovrei parlare delle stragi fuori dai confini italiani…no, davvero, non mi pare il caso. Chi me lo fa fare e a che pro?

Poi, però, mi viene in mente che nel 1985, c’è stata una strage che definirei “diversa”, per la modalità con cui è avvenuta: la strage di Pizzolungo. Era il 2 aprile del 1985, appunto, e nella località di Pizzolungo, vicino Erice(TP), una mamma, Barbara Rizzo, 30 anni, era nella sua automobile per accompagnare a scuola Salvatore e Giuseppe, i suoi gemellini di 6 anni. La sua era un’azione che compiono tante mamme, magari un po’ di fretta, anche un po’ scocciate. Chissà che noia, per Barbara, me la sto immaginando: “Giuseppe, sbrigati a fare colazione! Salvatore…e muoviti, su!”. E, con gran pazienza, salire in auto, sbuffando oppure ridendo, perché tanto i bambini se la ridono, si sa, mentre sono le mamme a perdere la pazienza. Salvatore e Giuseppe non si somigliavano minimamente: uno biondo e coi capelli ricci e l’altro moro, coi capelli lisci. Questi “gemelli diversi” erano pronti a trascorrere un’altra giornata tra i banchi, a far ammattire la maestra, pronti, poi, a tornare a casa con la mamma. Perché la giornata tipo di una mamma e due bambini è questa: la mamma accompagna i bambini a scuola, una carezza, un bacetto e forse un’imprecazione, seguita da un sospiro di malcelata stanchezza. Poi la mattina finisce e mamma Barbara, come tante altre mamme, pronta a riprendere i suoi gemellini.

Invece no, perché, se vivevi nella Sicilia degli anni 80 e, mentre accompagnavi i tuoi bambini a scuola e passavano le auto di un magistrato e della sua scorta, la tua giornata poteva terminare in maniera differente. Per Barbara Rizzo e Salvatore e Giuseppe Asta, infatti, quel 2 aprile 1985, non solo la giornata è finita diversamente, ma è finita anche la vita. Destino voleva che un’autobomba esplodesse per colpire il magistrato Carlo Palermo e la sua scorta. Due automobili(una blindata, con il magistrato e due agenti di scorta e l’altra, non blindata, con altri due agenti di scorta) erano state investite dall’esplosivo, il giudice e due agenti della scorta feriti solo di striscio, mentre gli altri due in maniera più grave, anche se non erano in pericolo di vita. Quindi erano andato quasi tutto ok? La mafia aveva fatto un buco nell’acqua?

No, perché in mezzo alle due auto c’era anche quella di Barbara, una Volkswagen Scirocco, con a bordo lei i suoi gemellini. Quando erano accorsi la polizia, i soccorsi, i familiari di Barbara e altre persone, sembrava non esserci traccia della donna né dei bambini né dell’auto. Ma, quando altre lamiere rinvenute non appartenevano alla Fiat 132 del magistrato e alla Ritmo della scorta, allora i conti iniziarono a tornare, tristemente. Di Barbara e i bambini si trovarono brandelli sparsi, compreso il lobo dell’orecchio di uno dei bimbi in un appartamento nelle vicinanze. Sul muro di una villetta, in alto, c’era anche una vistosa macchia di sangue, notata da Margherita, 10 anni, sorella maggiore di Salvatore e Giuseppe, scampata alla strage perché era andata a scuola con una vicina di casa.

Margherita ora è una donna, moglie e mamma, e ha portato avanti il ricordo e il suo impegno contro la mafia e le ingiustizie legate a essa. Quell’episodio drammatico ha cambiato la sua vita, suo padre si era sposato poco dopo e la donna ha un fratellastro di nome Salvatore Giuseppe, che ama proprio come amava i suoi fratellini. Carlo Palermo ha continuato a vivere e lavorare con impegno, ma quella strage ha devastato la sua esistenza nonché il suo animo, infondendogli un senso di colpa ingiustificato, ma indelebile. Gli agenti di scorta si erano ripresi e due di loro, feriti in modo grave, erano stati congedati poco dopo. Pensione anticipata e una vita da ricominciare.

Perché questa è una strage diversa? Perché di esecuzioni mafiose ve ne sono state tantissime, di vittime designate e altrettanti ignari protagonisti se ne contano a centinaia(quanta gente raggiunta da proiettili vaganti è dovuta morire?), ma, porco cane, no, saltare in aria mentre accompagni i tuoi figli a scuola, due bambini come lo ero io ai tempi, no, non puoi immaginarlo, non vuoi pensarci, non puoi concepirlo.

Non è normale, ammesso che tutto il resto già citato lo sia.

La stele commemorativa a Pizzolungo, in memoria della strage

In memoria di Barbara Rizzo e di Salvatore e Giuseppe Asta

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