Il pericolo è il mio mestiere: un ricordo di Gilles Villeneuve

Gilles Villeneuve (1950-1982), foto dal web

Il detto “Il pericolo è il mio mestiere” a volte sembra davvero calzare a pennello su determinati individui. Uno di questi era Gilles Villenueve, pilota di Formula 1 che, proprio nel 2020, avrebbe compiuto 70 anni, se un terribile incidente di gara non se lo fosse portato via tanti anni fa, l’8 maggio 1982.

Ma andiamo con ordine. Chi era Gilles Villenueve? Canadese del Quebec, ergo di madrelingue francese, esordì in Formula 1 nel 1977, su una McLaren M23, piuttosto vecchiotta, ma lui l’aveva “bollita” parecchio, senza problemi, facendole fare il miglior giro di warm up. Il buongiorno si vedeva dal mattino e Gilles avrebbe avuto modo di dimostrare davvero chi fosse. La Ferrari si accorse di lui nello stesso anno, mentre cercava un sostituto di Niki Lauda e, dopo un periodo di titubanza, il 1978 segnò il suo ingresso in Ferrari.

Riuscì a far bollire anche la sua Ferrari, quando, al Gran Premio d’Argentina del 1978, le fece fare il giro più veloce della gara, nonostante le gomme non fossero in ottimo stato. Si farà, quindi, conoscere per le sue manovre “azzardate”, che, però, lo aiuteranno a raggiungere ottimi punteggi e anche a vincere. Soprannominato “l’Aviatore”, per via, appunto, delle sue rischiose azioni in pista, Gilles ebbe il suo apice di carriera tra il 1980 e il 1982, periodo in cui le sue “prodezze” non vennero meno. Quante volte gli era stato consigliato di fermarsi ai box e non lo faceva? Gli era andata sempre fin troppo bene.

Ma il pericolo era il suo mestiere, lo abbiamo detto, e lo aveva capito anche il suo compagno di squadra Didier Pironi, con cui, inizialmente, aveva un ottimo rapporto, deterioratosi per colpa della sua cocciutaggine di “aviatore” e della furbizia di Pironi, che seppe tenergli testa. E poi…quel maledetto 8 maggio 1982, sul circuito di Zolder, a Lovanio(Belgio), quando la Ferrari di Villenueve finì addosso alla McLaren di Jochen Mass, carambolando in aria come un dardo impazzito. Gilles era spacciato fin da subito: gli si era spezzata la colonna vertebrale, oltre ad avere numerose fratture scomposte. Portato in ospedale, fu sottoposto a una TAC, che non lasciò speranze. Fu tenuto in vita per poco tempo dalle macchine, che furono staccate dietro autorizzazione della moglie Joanna. Se fosse vissuto, sarebbe rimasto in stato vegetativo, paralizzato totalmente e, a quel punto, chiamarla “vita” sarebbe stato eccessivo.

Villenueve, sono sincera, non me lo ricordo. Certo, avevo 2 anni, quando morì, ma non è questo il punto, perché la mia memoria più remota funziona da quando avevo circa 6 mesi e ricordo cose come se fossero avvenute poco tempo fa. Di quel periodo ricordo Lauda, Piquet, Alboreto, De Angelis, forse anche Pironi. Ottimi piloti, loro, che hanno fatto la storia della Formula 1, che, durante l’infanzia seguivo un po’, anche coi successivi Prost, Mansell e, ovviamente, Senna. Ma Gilles Villenueve no, è come se avessi percepito qualcosa di brutto (il suo incidente, guardando i tg?) e la mia mente lo avesse cancellato, come è accaduto per altre vicende drammatiche di quegli anni(la morte di un bambino vicino di casa, il mio star per affogare durante un bagno al mare ed erano avvenimenti di poco successivi). Stessa cosa è accaduta per episodi irrilevanti di periodi anche precedenti, che ricordo perfettamente, ma, ad esempio, non mi sovviene la diretta su Alfredino Rampi, di cui ho saputo solo successivamente.

Ma non voglio uscire “fuori tema” e tornerei a parlare di Villenueve. Perché ho omaggiato? Perché un suo insegnamento, come un marchio, lo ha lasciato: il suo osare, sperimentare, fino a sfidare se stesso. No, non si deve giocare con la vita, non è questo il messaggio, ma c’è una sottigliezza, nel suo modo di agire, che rimane impresso e che, a lungo andare, lo ha reso un personaggio indimenticabile e non solo per la sua prematura scomparsa: la sua caparbietà, mai mostrata con arroganza, è diventata leggendaria. Se non gli fosse accaduto nulla, magari oggi sarebbe stato un determinato manager e, con discrezione, non avrebbe mai mancato di dire la sua.

Il pericolo non è il mio mestiere e non vorrei mai rischiare la pelle, ma a volte ci penso e vorrei avere proprio la stessa caparbietà di Gilles Villenueve.

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