La batteria è anche donna: intervista a Danielle

Daniela Origlia, alias Danielle

Si chiama Daniela Origlia, alias Danielle, batterista poliedrica e instancabile, con tanti progetti all’attivo e altri in arrivo. Non poteva non essere presente in questo spazio del blog con un’intervista piena di energia!

Ciao, Daniela, parlaci di te e di come è nata la tua passione per la batteria, strumento che padroneggi come se fosse un prolungamento di te stessa

Ciao! Beh, è una storia lunga, hai tempo? Da che ho memoria, ho sempre avuto una passione per la musica e l’arte visiva (disegnavo e disegno tuttora), ma nello specifico, mi ricordo di un avvenimento in particolare legato alla batteria: ti ricordi il telefilm Amico Mio del 1993? Beh, in una puntata, se non sbaglio (avevo circa 5 anni) vidi Spillo, il protagonista, suonare la batteria e rimasi pressoché incantata a vedere quello strumento. Fondamentalmente, è il suono dei tamburi che mi ha sempre smosso l’anima, senza un reale perché. Credo sia questa la passione, no? Passarono tanti anni, prima che prendessi la decisione di iniziare a studiare professionalmente la batteria (avevo 26 anni quando ho iniziato), passando con curiosità per la chitarra, da autodidatta, e viaggiando per lavoro dal Giappone (ho studiato Lingue Orientali) alla California e a Londra. Ho deciso di intraprendere gli studi accademici in Batteria Pop al Conservatorio di Frosinone quando vidi l’aggravarsi della malattia di mio papà (soffriva di Alzheimer precoce dal 2008) e decisi di non lasciare il mio destino e le mie passioni alla casualità degli eventi, che appunto non gestiamo e finiamo per pentirci sempre del negarci ciò che amiamo. Siamo tutti nati per questo in fondo: amare quello che ci piace.

Le batteriste sono ancora poche e vi sono strani e inspiegabili pregiudizi sessisti verso il rapporto donna/batteria. Perché, secondo te? Vedi passi in avanti nel superamento di questo stupido pregiudizio?

Diciamo che non è solamente nel mondo della musica che accade questo fenomeno, figlio del patriarcato, se proprio vogliamo dirla tutta. In realtà, essendo connessa a livello mondiale tramite i social, vedo tantissime donne italiane e non padroneggiare a perfezione questo strumento (e molte anche meglio di me e ne sono estremamente felice!). Oltretutto credo ci sia anche uno statistico incremento delle donne alla batteria: io, ad esempio, nella mia piccola città, ho insegnato a tre ragazze questo strumento, seppur a livello hobbistico e ho avuto diverse richieste da parte di bambine che mi vedevano suonare in strada in vari eventi. Se loro ti vedono, tu che sei uguale a loro, diventi un po’ la Wonder Woman che vorrebbero diventare da grandi ed è compito tuo poi fare luce sui loro “super poteri”! Per ultimo, non ti nego che, nonostante il miglioramento della percezione sociale sul binomio Donna-Batteria, mi sono vista privilegiata delle volte nella “scarsità” in quanto donna (ci è concesso non essere all’altezza) o pregiudicata anche in contesti “formali”.

Durante la quarantena da Covid-19, hai fatto diverse jam session online con altri musicisti e progetti musicali: ce ne parli?

Esattamente! Ho avuto modo di iniziare la quarantena alla grande, con concerti fatti direttamente dal mio balcone per rallegrare i vicini, tramite l’ausilio di backing tracks (comunemente, le basi) per poi creare delle mini collaborazioni audio-video con alcuni amici musicisti professionali come il chitarrista torinese (ora a Roma) Davide Ciardo, conosciuto a Sanremo, con cui abbiamo fatto una piccola produzione electro-rock su una piccola base composta da me (si, faccio anche la compositrice-arrangiatrice di musica elettronica) e stiamo pensando già di lavorare in duo strumentale su diverse idee (anche a due chitarre in acustico). Poi ho avuto modo di accompagnare con la batteria un progetto di Mario Donatone, noto bluesman e fantastico pianista romano, con la compagna e Milo Silvestro, caro amico ed ottimo percussionista con cui ho anche un progetto in duo percussivo all’attivo, stile Safri-duo. Ho anche composto un EP strumentale che ho chiamato Covid-EP di otto brani, fatto in casa con Logic e la mia Greg Bennet (chitarra regalatami quando ero al liceo) che aspetto a pubblicare, valutando anche una presenza vocale, magari. Ho composto una canzone per me molto importante a livello sentimentale, che ho chiamato Prince of Rain e sottolinea la difficoltà di viversi un amore a distanza in questo momento di isolamento. In fase di sperimentazione, ho anche un EP in collaborazione con Mazecrue e Lord Boro, coppia di trapper nostrani super forti e freschi. Ho anche inciso alcune cover con le Swingeresse, carissime amiche dall’anima vintage, e siamo anche andate in onda su Striscia la Notizia per un nostro rifacimento di Pippo non lo sa (1939, Panzeri, Rastelli, Kramer) sul tema Covid, divertendoci non poco! Diciamo che non so stare ferma anche se ora mi sto prendendo una pausa visto il momento di stallo artistico, anche per rielaborare alcune idee che ho in mente…

Danielle live al Pentatonic
Foto di Chiara Lanciotti PH

Suoni spesso con Annalisa Pompeo (Alexanderplatz), come batterista, ma suonando, a volte, anche il basso. Com’è il tuo approccio verso quest’altro strumento della sezione ritmica?

Venendo dalla chitarra, per me il basso è un ottimo strumento con cui sperimentare: casualmente, la cara amica e collega Annalisa mi ha chiesto di aiutarla per una sostituzione durante il suo tour italiano di Crimini d’Autore, concept album geniale e accattivante, così da darmi l’opportunità di suonare live questo strumento che suonavo solamente in fase compositiva. Essendo sempre figlio della sezione ritmica, diciamo che mi ci trovo bene, pur non padroneggiandolo a livelli alti, ma fortunatamente per quello che mi occorre fare è più che sufficiente, con una dose massiccia di divertimento, che è la benzina per questo lavoro!

I Getting Louder, quando erano trio.
Foto di Chiara Lanciotti PH

Nel tuo passato ci sono i Getting Louder, un duo pop rock dal leggero sapore vintage e che era piaciuto anche a Red Ronnie, che di musica se ne intende. Che cosa porti dentro di quell’esperienza?

I Getting Louder sono forse la forza motrice della mia carriera da musicista. Siamo nati inizialmente come trio, avendo anche una chitarrista nell’organico e ai tempi di questa formazione abbiamo prodotto un EP che avevamo portato alle selezioni di X-Factor 11, non riuscendo però ad arrivare ai Live. Abbiamo, poi, apportato alcune modifiche al sound e, rimasti in duo, abbiamo partecipato, grazie a Red Ronnie, al FIAT Music Festival, esibendoci a Siracusa e all’Ariston di Sanremo con un nostro brano inedito, oltre all’aver avuto l’onore di aprire lo showcase di Enrico Ruggeri a Casa Sanremo, subito dopo la sua esibizione al Festival della Musica Italiana. In questa occasione, abbiamo anche avuto l’opportunità di mandare in onda su Radio 105 il nostro inedito Mind Shelter composto da Stefan Gold (cantante), mio carissimo amico da oltre dieci anni con cui ho progettato questo gruppo e ora trasferitosi a Londra per intraprendere una carriera solista. Come ultima apparizione, abbiamo avuto l’onore di aprire il Battiti Live di Bari 2018, suonando sul palco insieme ad artisti noti come i The Kolors, Elodie, Michele Bravi, le Vibrazioni e Gigi D’Agostino, con l’aiuto sul palco di due ballerine professioniste nonché amiche Erika Ricci e Gaia Locicero. Sicuramente questo progetto è stato una parte cruciale del mio “svezzamento” artistico nel mondo dell’electro-pop e con me porto sempre e solo bei ricordi di tutto quello che si è potuto creare, senza limitare possibili collaborazioni future!

Segui Danielle su Istagram

https://www.instagram.com/danielle_saffron/?hl=it

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