Il peggior sintomo è un’umanità divisa

Oh, no, un articolo sul covid-19. Ma non se ne parla abbastanza? Non se ne può più! Infatti, questo articolo non parla di covid, ma di qualcosa di ben peggiore: un’umanità divisa e ripiegata sulla reciproca cattiveria. Che non porterà da nessuna parte.

Il 2020, l’anno dell’esplosione della pandemia da Covid-19, quella del “virus importato dalla Cina”. Che poi i virus arrivano quasi tutta dalla Cina e non è quest’ultima a inviarli per posta per divertimento, ma sono i cinesi che viaggiano o gli altri abitanti del mondo che vanno in Cina. Segno di quanto questo Paese asiatico sia diventato il centro del mondo, per affari, commercio, potere, ecc. Un Paese, tra l’altro, sotto un regime e che agisce spesso in modo poco trasparente. Insomma, è un virus della globalizzazione, quello che genera la malattia da Covid-19.

Fatta questa inutilissima premessa, non voglio parlare del Covid-19. Non voglio parlare dei contagi senza sosta, dei Paesi, anzi, dei Continenti, in difficoltà; del vaccino che non è pronto, ma che potrebbe esserlo o no oppure di quanto un vaccino rischi di non essere mai efficace. Non voglio parlare della continua esposizione mediatica di medici che si rinfacciano le cose; di teorie continuamente contraddittorie tra virologi, biologi, virologi-politicizzati, virologi allarmisti, virologi che minimizzano, medici che prendono cantonate salvo poi rimangiarsele, di politici che si accusano a vicenda, di presidenti o primi ministri(anche ex) che contraggono il virus e mostrano di averlo sconfitto, trasformando una vicenda personale in un’arma politica da lanciare verso il popolo bue.

Non voglio parlare di chi dice che bisogna chiudere tutto e di chi vuole tenere tutto aperto. Non mi va di tirar in ballo chi segue le regole anti-contagio e viene aggredito sui social dai negazionisti del virus o quelli che credono al complotto mondiale Non ho più intenzione di pensare ai vari no vax, no mask, no covid, covidioti e laureati all’Università della Vita, che, spesso, non sanno mettere insieme una frase di senso compiuto e che sono dei tuttologi sui social. Non voglio nemmeno volgere la mia attenzione verso i numerosi talk show ansiogeni, che parlano di tutto e, soprattutto, di niente.

Sì, ma, alla fine, ne ho parlato.

“Allora, ci prendi in giro? Di che diavolo vuoi parlare davvero?”

Del peggiore sintomo che l’arrivo di questo virus ha portato: un’umanità divisa, rabbiosa, pronta allo scannarsi reciprocamente e alla lotta tra chi sputa opinioni personali spacciandole per realtà unica, assoluta e incontrastabile. Fazioni, teorie, teoremi e discorsi che degenerano. Accuse, offese, parole, parolacce. Non si salva nessuno di noi, sia chiaro. Facciamo schifo tutti. “Ne usciremo migliori”, qualcuno ha detto. Innanzi tutto, va bene anche togliere il “migliori” e può bastare così. Ne usciremo, sì. Anzi, forse. Speriamo. Ma non ne usciremo migliori, perché l’umanità sta toccando vette inarrivabili, vette di bassezza. Un ossimoro? Eh, ma come vogliamo chiamare tutto ciò? Allora ok, parliamo di “toccare il fondo”. Va meglio? Rischiamo dei déjà-vu

Rispettare le poche regole per sconfiggere la peggiore emergenza dal Dopoguerra non basta, ci volevano la polemica, lo scontro, le parole al vento, i complotti, le teorie cospiratrici e tutto il ciarpame che è diventato molto più pericoloso dello stesso virus.

“Andrà tutto bene”

See, vabbè

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