Una vita per il calcio e un calcio alla vita. Diego Armando Maradona

Trovare le giuste parole per ricordare Diego Armando Maradona è cosa difficilissima. Poi magari quelle parole mi verranno

Quando arrivi a 60 anni e quasi per miracolo, significa che hai bisogno di riflettere su te stesso e sul perché tu sia arrivato a quell’età. Nel senso di esserci riuscito, dato che non ci credevi poi così tanto. Perché a 60 anni, oggi, si è meno giovani, ma non più anziani. Chissà se tutto questo se lo sarà chiesto Diego Armando Maradona, in punto di morte. Noi non lo sappiamo né lo sapremo mai, certamente, ma potremmo immaginarcelo.

Un grande campione nello sport che non riesce a esserlo nella vita non significa che non sia un vero e totale campione. Maradona, nato e cresciuto nelle zone più povere di Buenos Aires -dove spesso vivono i cosiddetti “indios” (la sua etnia), i più poveri e bistrattati del Sudamerica in generale, da quando Colombo ci aveva messo piede- era partito da campione della vita, prima di diventare campione nel calcio. Aveva lasciato l’Argentina, una famiglia a cui era legato, una fidanzata, e aveva portato con sé un bagaglio pieno di sogni.

Destinazione Napoli(dopo un periodo deludente a Barcellona), una città che conosceva già la sua bravura e che l’attendeva come manna dal cielo. La Napoli di allora era una città che si leccava delle ferite che sapevano di sangue delle guerre di camorra e di polvere del terremoto del 23 novembre 1980(quello con epicentro in Irpinia) e che necessitava di un’ancora di respiro e di leggerezza, che trovò proprio in Maradona. Due scudetti, una squadra – il Napoli- che sapeva eccellere, una città che assaporava momenti di festa. Anzi, no, tutto il Meridione, perché quella squadra era amata un po’ da tutto il Sud, la parte “sbagliata” d’Italia.

Napoli inalava gioia con Maradona e Maradona iniziava a inalare cocaina, perché la sua strada aveva incrociato quella del potentissimo clan di Forcella(centro storico di Napoli): i Giuliano. Conosciamo in tanti le foto nella vasca a forma di conchiglia dei fratelli Giuliano. Il clan e il sottobosco di Forcella divennero la carta vincente per l’inizio del baratro, in cui il campione argentino stava entrando, già ai tempi delle vette calcistiche. La droga, la vita sregolata e quella salute che peggiorava col passare dei decenni, quando Napoli era solo un ricordo. Era tornato in Argentina, ma i problemi con la droga, col fisco(quello italiano) e il fisico che piano piano iniziava a non aiutarlo più lo attanagliavano.

La favola era svanita e l’ultimo Maradona era il fantasma di se stesso, ma Napoli lo venera tuttora come una divinità. Per quella bellissima boccata d’aria fresca che le aveva donato. Tutto il resto non conta.

Chissà se forse quelle parole giuste che cercavo le ho trovate. Io ho ancora tanti dubbi.

Riposa in pace, pibe de oro!

Diego Armando Maradona, 30 ottobre 1960 – 25 novembre 2020

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