La potenza del suono: ecco gli Inner Skin. Intervista

Gli Inner Skin

Potenti, grintosi, decisi. Sono gli Inner Skin, una band che ha davvero molto da dire. In questa intervista, Alberto, il cantante, ci racconta la band e tutte le sue sfumature, compreso uno sguardo verso il Nord Europa.

Ciao, parlaci di come sono nati gli Inner Skin, frutto dell’evoluzione di un percorso musicale che tu, Alberto Frasson, cantante della band, hai intrapreso anni fa. 

La nostra band ha preso forma grazie a una serie di eventi fortuiti scaturiti dal primo incontro con il nostro produttore artistico Fabio Trentini (Guano Apes, H-Blockx- Le Orme). Fabio si è dimostrato subito molto interessato ai demo che avevo prodotto nei due anni precedenti e mi ha messo in contatto con Giorgio Ranciaro (batterista e manager), che proprio in quel periodo si stava trasferendo da Amsterdam a Roma. Ci siamo subito trovati sulla stessa lunghezza d’onda per quanto riguarda il taglio da dare al progetto Inner Skin e da lì abbiamo cominciato a cercare il resto dei componenti tramite inserzioni su portali dedicati. Abbiamo quindi incontrato Francesco Tripaldi (bassista) che ha messo a disposizione la sua grande esperienza sul campo. Da lì in poi abbiamo continuato a fare tutto quello che è in nostro potere per farci conoscere, dalla produzione di canzoni ai video, dai live alla presenza sui social. E’ un lavoro che non finisce mai.

Ascoltando i vostri brani, che hanno, a mio avviso, un’impronta un po’ neo-grunge -terreno in Italia poco battuto, sinceramente parlando, vista la attuale massiccia presenza di nuovo cantautorato indie pop e raramente rock- mi sono resa conto che il singolo Claire raccoglie parzialmente l’eredità del vostro suono, proiettandosi oltre, grazie a sonorità più complesse, frutto della produzione di Fabio Trentini (già produttore di Guano Apes, Le Orme, Mr. Mister, per esempio). Ecco, ci narrate la genesi di questo brano e di questo bel passo in avanti nel vostro suono? 

Sinceramente, Claire è il primo brano che io abbia mai scritto, ma per un po’ l’ho lasciato in soffitta…la realtà è che, piuttosto di prendere in mano la chitarra all’epoca, mi misi davanti al computer a esplorare suoni. Da lì è scaturito tutto il resto. E’ stato per me un processo creativo inverso rispetto a quello che di solito adotto e mi ha fatto capire che l’input puramente sonoro può far virare un pezzo in una direzione piuttosto che in un’altra. E’ come se trascinasse con sé delle sensazioni che poi anche gli altri strumenti dovranno seguire. Ovviamente, il contributo di Fabio è stato determinante perché è riuscito a far brillare ancora di più quello che già funzionava nella mia stesura. 

La copertina del singolo Claire

Due domande in una: le vostre canzoni fino a ora sono tutte in inglese. Avete in programma qualche nuovo progetto musicale in italiano? E proprio alla luce del vostro cantare in inglese: ci sono delle band o dei cantanti che amate particolarmente e che vi ispirano (penso a band straniere, ovviamente)?

Più che virare verso l’italiano stiamo cercando noi di spostarci verso il nord Europa, dove questo genere è più seguito. Abbiamo appena cominciato a collaborare con il secondo chitarrista dei Guano Apes e Giorgio si è trasferito a Bonn. Insomma, l’Italia purtroppo è un terreno poco fertile per questo genere. Per quanto riguarda band straniere ci sono degli esempi davvero di altissimo livello; penso ai Nothing But Thieves, ai The Intersphere e soprattutto ai Vola, band che mi sta davvero impressionando. 

C’è un certo ritorno del rock nei talent show o, per lo meno, una parvenza. C’è, secondo voi, una malcelata esigenza di un ritorno più dirompente di suoni “duri”? E, a questo punto, che ne pensate dei talent show? 

I talent fanno quello che devono fare, cioè business. A noi, semplicemente, non interessa, o almeno non in quel modo. Il rock poi ha un bisogno estremo di reinventarsi per poter sopravvivere. Ma per farlo il musicista deve essere libero, autentico e spregiudicato, tutti atteggiamenti difficili da mantenere in un prodotto perlopiù preconfezionato come quello dei talent. Bisogna ricordarsi che la base di partenza è sempre l’urgenza espressiva. Riuscire a creare qualcosa di nuovo è già una ricompensa, un regalo che fai a te stesso e magari anche agli altri, e questo è già un’enormità.

I link per conoscere meglio gli INNER SKIN

Facebook: https://www.facebook.com/innerskin

Instagram: https://www.instagram.com/innerskin_band/

Spotify: https://open.spotify.com/artist/01EOjkQNRuJKZos5qstw2L?si=XsU9Q75kTN2Rq7AiFDU8Xw

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